sabato 30 maggio 2015

SCANDALOSI LEGAMI - NONA PUNTATA

Andrea era senza fiato. Il corpo di Diana giaceva nudo sul divano, in tutto il suo splendore. Dio, sembrava fresca e succosa come una pesca matura, tutta da mordere. Il cuore gli batteva all’impazzata e il sangue gli scorreva più veloce nelle vene, affluendo al basso ventre.
     Doveva possederla. A ogni costo.
     Emise un basso ringhio, chinandosi su uno dei suoi seni deliziosi per lambirlo con la lingua. Il profumo del suo bagnoschiuma lo faceva impazzire. O forse era l’odore della sua pelle? Intimo e discreto come un campo fiorito.
     Lei si protese verso di lui, presumibilmente desiderosa di qualcosa di più. Oh, lo avrebbe avuto. Ma non subito. Prima l’avrebbe fatta impazzire, in modo che nella sua mente non restasse altro che lui. Voleva ridurre in brandelli anche le sue ultime difese.
     – Calma… – le sussurrò, succhiandole il capezzolo. – Lasciami assaporare ogni centimetro del tuo corpo.
     Diana mugolò qualcosa di incomprensibile, ma lui non vi prestò attenzione. Era troppo concentrato su di lei. Aveva dei seni grandi e sodi, estremamente morbidi al tatto. Era difficile trovare donne che non fossero ossessionate dai chili di troppo, nel suo ambiente. Finora aveva frequentato solo modelle pelle e ossa o attrici con le tette rifatte, ed  accarezzare Diana era un’esperienza nuova, inebriante.
      Si impadronì delle sue labbra, baciandola avido e insinuandole una mano tra le cosce. Voleva sentire se era morbida e burrosa anche lì. Cristo, la sua pelle scottava e in quel punto era umida e scivolosa. Pronta per lui.
     Deglutì. – Cristo santo, Diana… mi stai uccidendo.
     Le infilò un dito dentro, cominciando a muoverlo. In risposta, lei si dimenò sul divano. Aveva la testa reclinata all’indietro, gli occhi chiusi e le labbra lievemente aperte. Ansimava come un mantice. Dio, mio… Diana faceva l’amore come se fosse in astinenza da mesi. Non aveva mai incontrato una donna più ricettiva e vogliosa.
     Andrea mosse il dito più veloce. Dentro e fuori. Aveva la fronte sudata, per la voglia di immergersi nel suo calore, ma prima voleva farla venire. Cielo, guardarla godere era un’esperienza unica.
     A un tratto lei cominciò a gemere forte, i muscoli interni della fica che si contraevano intorno al suo dito. Andrea rimase a fissarla fino all’ultimo tremito, poi si staccò, mordendole delicatamente il labbro. – Ti voglio – sussurrò con voce roca. – Adesso.
     Sbottonò i calzoni ed era sul punto di tirarsi giù la zip, quando il suo cellulare cominciò a vibrare nella tasca. Per un istante fu tentato di ignorarlo, ma poteva trattarsi di un’emergenza. Imprecando sottovoce, lo afferrò per controllare il display. Era il numero di Viola. Col fiato corto, rispose al terzo squillo. – Viola? Che c’è?
     – Papà, mi passi a prendere? Ho avuto un incidente col motorino.




* * *

Diana stentava a crederci. Quello era stato l’orgasmo migliore di tutta la sua vita. Non che ne avesse avuti molti, del resto. Le sue relazioni sentimentali erano sempre state brevi e potevano contarsi sulle dita di una mano. Inoltre, i pochi uomini che aveva avuto non possedevano né il fascino né l’abilità di Andrea Sartori.
     Cielo, se lui non avesse ricevuto la telefonata di Viola probabilmente gli avrebbe permesso di scoparla senza pietà, su quello stesso divano!
     Si passò una mano fra i capelli ancora umidi, quasi incredula di ciò che aveva appena fatto. Tremava ancora per l’eccitazione e la vagina le pulsava fra le gambe, per la voglia che aveva di sentirlo dentro.
     Si riavvolse nell’accappatoio di spugna e si alzò barcollando, la testa lievemente confusa. Doveva riacquistare il controllo di sé, immediatamente. Non poteva lasciare che quell’uomo le sconvolgesse la vita e l’unica cosa che contasse davvero per lei: il proprio lavoro. Se a scuola avessero saputo delle libertà che si era presa col padre di Viola… non osava neppure pensare a una simile eventualità.
     Si trascinò fino alla camera da letto dove si liberò dell’accappatoio, per indossare una vecchia tuta. Le tremavano anche le mani, dannazione!
     All’improvviso il pensiero andò a Viola e al suo incidente. Si augurava che non si fosse fatta nulla di grave. Come sua insegnante non poteva evitare di preoccuparsi per lei. Forse avrebbe dovuto chiamare Sartori per avere sue notizie?
     Ma cosa diavolo andava a pensare? Quelle erano solo scuse. In realtà aveva voglia di sentire la sua voce. No, non andava affatto bene. Doveva togliersi quell’uomo dalla testa. Subito.
     Il suono del telefono la fece trasalire. Sollevò la cornetta col cuore che le martellava nel petto, ma non fu la voce di Andrea che le tuonò nelle orecchie, bensì quella di Giorgia, la sua collega di matematica. – Diana, hai programmi per questa sera?
     Sospirò, nel vano tentativo di darsi una calmata. Giorgia era la sua unica, vera amica. Viveva una relazione sentimentale un po’ complicata e, quando aveva voglia di sfogarsi con qualcuno, le proponeva un’uscita a due. – Hai litigato di nuovo con Fulvio? – le chiese, sbuffando un poco. In realtà era contenta di sentirla. Aveva bisogno di un diversivo.
     Dall’altro capo del filo, Giorgia emise un mugolio strozzato. – Mi ha lasciata. Questa volta temo che sia per sempre.
     Quello era uno dei motivi per cui aveva deciso di fare a meno degli uomini: troppo inaffidabili. E fino a quel momento le era andata bene così. Se solo Sartori non si fosse messo in testa di scombinarle l’esistenza! – Coraggio, racconta – disse, lasciandosi cadere sul letto e predisponendosi all’ascolto. Probabilmente lo sfogo di Giorgia le avrebbe fatto bene, ricordandole tutti i buoni motivi per cui era meglio non lasciarsi coinvolgere in una relazione, specie con un uomo come Andrea Sartori.




* * *

La sala del Pronto Soccorso era decisamente affollata. Andrea scorse la figlia con la coda dell’occhio: era seduta su una sedia, i pantaloni strappati e un enorme cerotto all’altezza dello zigomo destro.
     – Cristo, Viola… – l’apostrofò avvicinandosi, la mente piena di pensieri confusi. – Cosa diavolo hai combinato, stavolta?
     Lei sollevò su di lui uno sguardo colpevole. Era pallida, ma non sembrava riportare gravi contusioni. – Sono scivolata su una macchia d’olio. Temo che il mio motorino sia da buttare.
     – Chi se ne frega del motorino! Tu come stai?
     Viola si alzò. – Bene. Avevo solo un graffio qui, sotto l’occhio, ma non è nulla di serio. Ah, mi sono anche sbucciata un ginocchio. Dovrò comprarmi un paio di pantaloni nuovi.
     Andrea cercò di contenere l’irritazione. Quando aveva ricevuto la chiamata di Viola gli era quasi preso un infarto. Aveva lasciato l’appartamento di Diana in fretta e furia, per precipitarsi al Pronto Soccorso; eppure tutto ciò di cui sembrava preoccuparsi sua figlia erano un motorino e un paio di pantaloni da buttare. Tutto sommato, lei sembrava essere in ottima forma. Aveva gli occhi che le brillavano e teneva stretto fra le mani un libro consunto, quasi fosse un tesoro.
     – E quello? – le chiese con una punta di curiosità.
     La sua domanda la fece arrossire. Balbettò qualcosa di incoerente, prima di aggiungere: – È il testo della tragedia di Romeo e Giulietta. Una cosa per la scuola. Me lo ha prestato il prof di inglese.
     Andrea annuì, prendendola sotto braccio. – Vieni, ti riaccompagno a casa. Mi hai fatto prendere un bello spavento, lo sai?
     Senza contare che, a causa sua, aveva dovuto interrompere quello che prospettava essere il miglior amplesso della sua vita. Dio, Diana lo aveva fatto letteralmente impazzire. Cercò di scrollarsi di dosso la frustrazione e rallentò il passo. Viola zoppicava appena. – Quante volte ti ho detto di fare attenzione quando prendi il motorino? – borbottò, avviandosi verso l’uscita. Odiava gli ospedali e quell’odore di disinfettante. Molto meglio il profumo della pelle di Diana, appena uscita dalla doccia. Quel pensiero bastò a fargli tornare l’eccitazione. Doveva a tutti i costi fare qualcosa. Non poteva andare avanti così, continuando a desiderare quella donna. Eppure, per la prima volta in vita sua, non sapeva come comportarsi. Diana era diversa dalle altre. Invece di buttarsi fra le sue braccia come facevano tutte, sembrava combattuta. Sospettava che non sarebbe stato facile portarsela a letto, non dopo che l’aveva piantata in asso sul più bello.
     Sbuffò appena. – Sei una piantagrane, Viola. Lo sai, vero?
     Sua figlia abbozzò un sorrisino. – Ho interrotto qualcosa di importante?
     Col cavolo che le avrebbe raccontato di Diana! Si grattò la punta del naso, scattando verso l’auto parcheggiata in doppia fila. – Solo una noiosissima riunione di lavoro.
     – Be’, allora dovresti essermi grato! Che ne dici di festeggiare con pizza e patatine fritte?
     Andrea era perplesso. Aveva appena avuto un incidente col motorino e pensava a festeggiare? A sua figlia stava succedendo qualcosa, anche se non gli era esattamente chiaro che cosa.

     Ma con l’aiuto di Diana lo avrebbe scoperto.


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6 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Bellissimo e lungo, non vedo l'ora che arrivi la prossima settimana. Non è che ci fai un regalo e posti un capitolo prima?

1 giugno 2015 17:05  
Blogger Laura Gay ha detto...

Non prometto nulla, ma ci proverò! :-)

1 giugno 2015 18:14  
Blogger Eva P. ha detto...

Ciao Laura!
Mi sono assentata per qualche giorno, e al mio ritorno ecco un tuo bellissimo regalo! Una puntata lunga, bella, intensa ed emozionante!
Bravissima! Il tuo stile è proprio inconfondibile, e non vedo l'ora di leggere il seguito.

2 giugno 2015 20:41  
Blogger Laura Gay ha detto...

Grazie, Eva! :-*

3 giugno 2015 09:17  
Blogger Eva P. ha detto...

Dimenticavo: mi unisco anch'io all'esortazione anonima più sopra! Capitoli lunghi... oppure brevi, ma più spesso... Non puoi lasciarci ogni volta in sospeso, così! ;-)

4 giugno 2015 15:58  
Blogger Laura Gay ha detto...

Che dire? La vostra impazienza mi rende felice, ma c'è un motivo per cui posto con una certa cadenza settimanale. Impegni a parte, cerco di dare tempo a chi segue il mio romanzo a puntate di leggere ogni post, senza rischiare di rimanere indietro. Quindi non me ne vogliate se vi faccio attendere un po', è solo per venire incontro alle esigenze di tutti ;-)

4 giugno 2015 17:45  

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